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Sisma 2012

Minuti interminabili e certezze infrante! Chi riuscirà mai a dimenticare quel brusco risveglio nella notte del 20 maggio scorso?

Siamo cresciuti nella consapevolezza che la -Pianura Padana-, costituita da sub strati di soffice terreno alluvionale, fosse immune dai fenomeni tellurici o al più capace di attutirli a tal punto da renderli innocui. Nulla di tutto questo! La memoria vola lontana. Erano le ore 21.00 del 6 maggio 1976 in una bella sera di primavera inoltrata quando il Friuli fu sconvolto. A casa mia si stava cenando e tutto ad un tratto mi ritrovai, in braccio a mio padre, impaurito e infreddolito nel giardino. Per un bambino, frequentavo la prima elementare, è stata un’esperienza faticosa da scrollarsi di dosso lasciando in me sempre una paura latente che, solo da uomo adulto, ho cercato di soffocare.

Ma ecco l’imprevedibile, lo stupore e una ritrovata paura, oggi terrificante. La terra ha tremato vicino ai nostri piedi lasciandoci segni indelebili nell’animo e sui nostri monumenti storici che caratterizzano il nostro Paese.

Scopo di questa pubblicazione, attraverso la raccolta delle immagini fotografiche più significative dei primi sessanta giorni del sisma, è quello di raccontare, come un cronista privo di audio, quei momenti drammatici che ci hanno resi all’improvviso “fragili”.

Un grazie a tutti coloro che in qualsiasi forma hanno reso possibile questo lavoro ma soprattutto un grazie di cuore a tutti gli attori, che in silenzio, hanno contribuito al lento ritorno alla normalità se pur disegnato da puntelli, tiranti e catene!

                                                                  Massimiliano Furini

Locandina dell'Evento

 

Foto della serata

 

 

 

Durante la presentazione del nostro nuovo compendio "Sisma 2012 - la Paura, l'emergenza, la speranza", Don Daniele, già cappellano a Ficarolo ha gentilmente scritto una poesia che di seguito pubblichiamo! Lo ringraziamo pubblicamente per il gentile pensiero legato all'iniziativa proposta dalla nostra associazione. 

 

Ficarolo
Scende la campana e poi un’altra,
assenti si fanno i rintocchi del campanile
che il terremoto ha fermato
ma non si ferma come una mano
venisse da lontano il flusso delle generazioni
vincendo le ragnatele e vecchie preghiere
che sanno di incenso e di misera minestra
sotto un sole che splende
ma che anche lui traballa
come la terra fertile
solcata dai corsi d’acqua
che la segnano come sono segnate
le pietre crepate delle chiese dove
tante e tante mani si sono congiunte
e i banchi sono stati solcati
da ginocchia di pii padri di famiglia
e di donne con il velo in testa
e ora a noi sotto questo cielo
non ci resta che sperare e sperare ancora
come il profumo di rose
che anche d’inverno pizzica le narici
con il loro profumo che estranea
nel languore che prende
la fuggevole corsa del tempo.

 

Daniele Donegà

Ficarolo, Sala Palazzo Castagnari-Calza, 22 novembre 2012

 



 






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